Economia e territorio: la rete come risorsa e prospettiva di sviluppo

Testo utilizzato per la conferenza AIEU in diretta con l’Università Federale del Paranà (Brasile) tenutasi Sabato 5 Maggio 2012 dal titolo: ”SCENARI DI ECONOMIA TERRITORIALE“ 

Non voglio qui parlare di tecnologie o di applicazioni più o meno avanzate fini a se stesse, desidero sospendere per un attimo la mia veste di tecnico sistemista per fare alcune considerazioni e giungere in qualche modo ad una sintesi tratta da semplici considerazioni e dalla mia esperienza lavorativa.

Ho vissuto la rivoluzione dell’informatica personale sin dal 1980, sin dai primi home computer, a tutt’oggi questa rivoluzione tecnologica sembra non voler finire, anzi, il ritmo delle novità cresce costantemente, rasentando sempre più il parossismo. Questo processo è stato affiancato da una progressiva e sempre più invasiva globalizzazione, mercificazione del territorio, della cultura e del pensiero: siamo cambiati moltissimo, il nostro ambiente è cambiato, in questi anni abbiamo guadagnato enormi opportunità di comunicazione grazie ai media e alla rete, possibilità pressoché illimitate di accedere alla conoscenza globale, ma abbiamo anche perso qualcosa.

L’ecosistema è di fatto più povero e precario, sempre meno sostenibile. Le nuove generazioni, sovraccariche di stimoli e segnali, disperse nella rete, nelle chat, nei mille rutilanti colori dei centri commerciali, spesso perdono di vista le radici culturali ed il contatto con la cultura umanistica, sempre più trascurata in favore di un acculturamento tecnologico-informatico che di fatto favorisce, forse non a caso, il consumo di beni e servizi spesso voluttuari.

Questo è il nostro mondo ora, il mondo di oggi, con le sue luci ed ombre, opportunità e precarietà, dobbiamo esserne consapevoli; è da qui che dobbiamo partire, essere consci di quello che abbiamo ottenuto e di quello che abbiamo perso, cercando di individuare nuove traiettorie, strategie, opportunità che migliorino la qualità della nostra esistenza con un rinnovato senso di eticità laica, insieme di paradigmi e pratiche finalizzato a costruire un ecosistema sostenibile e realmente favorevole all’umanità.

Per fare ciò occorre una evoluzione, una rivoluzione culturale, un cambio di rotta necessario per gestire sistemi decisamente più complessi di un tempo, per il semplice fatto che ora le risorse disponibili, limitate, debbono essere spartite razionalmente tra almeno otto miliardi di persone.

È evidente che la consapevolezza del nostro mondo quale sistema fortemente interconnesso ed interdipendente sia fondamentale per avere una chiave di lettura di quanto accade; è altrettanto evidente che tale conoscenza debba essere costantemente aggiornata e condivisa: è a questo punto che entrano in ballo le nuove tecnologie informatiche. Tali tecnologie possono, anzi devono, diventare opportunità per la costruzione di una nuova dimensione esistenziale e relazionale tra persone e aggregazioni strutturate a vari livelli come aziende, associazioni, enti, stati.

Parlerò di media (al singolare: medium o canale), virtualità, reti, territorio, con le relative realizzazioni di geolocalizzazione, conoscenza condivisa, realtà aumentata, a mio avviso i concetti fondamentali da cui derivare la nostra sintesi.

Media

O “canali”. La teoria dell’informazione parte dalla definizione di canale.Il sistema di comunicazione di base è costituito da:

  1. sorgente, entità che genera l’informazione,
  2. canale, mezzo (medium) attraverso il quale l’informazione si propaga,
  3. destinatario, entità che riceve l’informazione.

Per definizione una comunicazione multimediale è ottenuta sfruttando più canali (media) contemporaneamente. Il canale è l’intelaiatura su cui costruiamo qualsiasi tipo di rete.
Al giorno d’oggi è normale vedere persone che camminano per strada parlando e gesticolando, sappiamo che stanno telefonando: sono al contempo sorgenti e destinatari di un flusso di dati veicolati dal canale radiotelefonico; in altri tempi, anche solo trent’anni fa, personaggi del genere sarebbero stati considerati pazzi.
La multimedialità ha aperto le porte alla virtualità, sia in termini di immersione che di controllo a distanza. L’efficacia e l’efficienza della comunicazione dipendono in larga parte dalla capacità del canale, dall’affidabilità, dalla latenza nella trasmissione e da altri parametri quali il rumore, che però non ci interessano ai fini di questa disamina.

Canale è l’aria che trasporta la mia voce, canale è anche una chiavetta USB consegnata all’amico, una lettera cartacea con tanto di busta affidata al postino… anche il piccione viaggiatore è contemplato tra i media, o il ragazzetto con la moto che trasporta il CD masterizzato attraverso la jungla vietnamita, storie di pratiche comunicative che ci raccontano quanto sia radicata nell’essere umano l’esigenza di trasmettere informazioni.

Dall’esperienza emerge che quello che conta è la quantità di banda disponibile, banda che si misura in bit/secondo (e relativi multipli), che deve essere più ampia possibile.
La larga banda oggi consente di ridurre i costi di trasmissione e di arricchire i canali di contenuti audio/video, i pochi Kilobyte al secondo degli anni 90 ora sono diventati Megabyte, presto diverranno Terabyte, Esabyte…

Serve davvero tutta questa banda? In molti casi è sicuramente sprecata, ma l’evoluzione tecnologica dimostra che alla crescita della banda disponibile corrispondono miglioramenti ed arricchimento dei contenuti trasmissibili con un conseguente aumento della globalizzazione (si può misurare quest’ultimo fattore?) del tessuto sociale.

Virtualità

È un termine per il quale gli sviluppi tecnologici hanno portato ad interessanti riletture, personalmente sono giunto a definirla come la facoltà di astrarre il significante dal suo contesto.

La virtualità vive nella nostra mente, anzi, ne è un meccanismo fondamentale che si attiva quando leggiamo un libro, ascoltiamo una storia, immaginiamo o fantastichiamo.

Quando osserviamo la nostra immagine riflessa sullo specchio e comprendiamo che è un’immagine e non un’altra persona, abbiamo usato la facoltà di astrarre la nostra immagine dandogli un nuovo significato: ecco la riflessione, la lingua stessa ci viene incontro, il riflesso e la riflessione sono processi che aprono le porte alla virtualità.

Le tecnologie semplicemente forniscono un supporto che amplifica questa esperienza, che comunque viene originata da un processo comunicativo; se poi questa comunicazione diventa multimediale, grazie anche ai meccanismi sinestetici, l’efficacia e l’efficienza della comunicazione viene moltiplicata favorendo l’immersività.

Recentemente la virtualità è stata estesa alle tecnologie: abbiamo virtualizzato i calcolatori, le reti, abbiamo creato i cluster di elaboratori, è nato il cloud computing: la rilettura virtuale dei contenuti e delle tecnologie crea nuove traiettorie e nuove possibilità un tempo impensabili.
Ora la mia scrivania è virtuale, il mio calcolatore personale è smaterializzato, lo ritrovo ovunque ci sia un punto d’accesso alle reti, non mi interessa sapere dove sia fisicamente, quello che conta è la possibilità di interagire con i miei contenuti, indipendentemente da quale sia la loro forma, luogo o stato di archiviazione. La virtualizzazione di fatto apre immense possibilità ma anche alcuni rischi di cui occorre tener conto, quali la tutela della privacy e la riservatezza dei propri dati.

Rete

La rete è la risorsa primaria su cui costruire il nostro futuro.
Come concetto astratto è un oggetto della topologia matematica, materia ove troviamo anche i concetti di nodo, arco, foglia, albero, grafo, tutto sommato abbastanza intuitivi, ma  fondamentali per chi progetta e gestisce le reti di qualsiasi natura.

“Rete” non è solo Internet. Conosciamo anche la rete elettrica, la rete telefonica, la rete autostradale; ci sono reti di contatti, di amici… fare rete è un modo di pensare, una attitudine che dobbiamo interiorizzare e che si realizza mediante le relazioni interpersonali favorite dalle moderne tecnologie.

Nel bene e nel male la globalizzazione è il frutto delle reti ed è di questo che noi dobbiamo parlare, dobbiamo prendere coscienza di come gestire i nostri rapporti, la nostra identità, la nostra reputazione in una rete di molti miliardi di soggetti.
È inevitabile, la globalizzazione è un fatto, non è un’opzione, ignorarla o rifiutarla è solo un grosso errore.

In informatica la rete è un oggetto molto complesso, di solito la si studia  a partire da un modello teorico a sette strati (ISO OSI per i tecnici come il sottoscritto); si va dalle reti elettriche fatte da fili, alle reti di trasmissione dati di vario tipo e complessità che gestiscono instradamenti di pacchetti di dati su sottoreti eterogenee, per giungere alle reti semantiche e alle reti di relazioni, ma già qui abbiamo superato il modello informatico (e la pazienza di molti lettori).
Per semplificare, spero di non banalizzare troppo, divido le reti in due gruppi:

A) reti di comunicazione

B) reti relazionali.

Nelle pratiche comunicative coesistono sempre più tipi di reti, caratterizzate dal tipo (A o B) e dal medium utilizzato per realizzarle.

Ad esempio il mio cellulare è nodo di alcune reti, tra le quali:

  1. la rete telefonica,
  2. la rete web su protocollo http,
  3. la rete TCP/IP, che incidentalmente funge da supporto per la comunicazione con protocollo http,
  4. la rete wireless,


queste reti sono di tipo A, ossia reti di comunicazione, ove il medium è costituito dalle onde elettromagnetiche o da altri protocolli che a loro volte le utilizzano. (Un protocollo spesso è a sua volta un canale su cui transitano altri protocolli di livello superiore.)

Il sottoscritto, come del resto tutto il genere umano, fa parte sin dalla nascita di reti di tipo B, reti relazionali che si realizzano per lo più senza medium tecnologico (reti di amici, parenti o relazioni professionali), anche se sempre più spesso queste reti relazionali vengono veicolate da un medium tecnologico, ad esempio il cellulare.

In quest’ultimo caso di reti relazionali con supporto tecnologico, le possibilità di produrre e fruire di contenuti si moltiplicano a dismisura: abbiamo quindi i social Network, declinati in tutte le loro realizzazioni, ma non dobbiamo dimenticare le più semplici e tradizionali reti di collaborazione che si sono formate sin dalla nascita di Internet.
Chi si ricorda di Usenet? o di Fidonet con i mitici modem a 300 Baud? Anni eroici, parlo dei primordi delle reti, i mitici anni 80, e sicuramente anche prima, purtroppo sono troppo “giovane” per aver vissuto l’alba di Internet!
Erano reti relazionali basate su tecnologie trasmissive assolutamente efficaci, seppur arcaiche.

Immagino sia nota l’epopea di Linux, un sistema operativo libero, patrimonio dell’UNESCO e quindi di tutti noi, nato dalla rete, dalla bravura e dalla abnegazione di persone spesso fisicamente distanti tra di loro, che magari non si sono mai incontrate in tutta la vita. Tale processo comunicativo ha creato un nuovo modo di lavorare e fare business basato sulla libera circolazione e sulla condivisione delle idee: l’Open Source.

Ci tengo a precisare che Open Source, seppur nato dalle reti informatiche, è un modello adatto a tutti si settori dello scibile e dell’arte, ove si accetti la rete come ecosistema fondamentale per le relazioni.

Anche le aziende possono entrare in rete, anzi, dovrebbero.

Le aziende che accettano di interagire condividendo contenuti e conoscenze sono necessariamente etiche perché consapevoli dell’importanza dell’ecosistema di cui fanno parte, a cui sanno di dover mettere a disposizione in varie forme il patrimonio intangibile che hanno costituito.

Questo modo di fare rete produce la globalizzazione che ci piace, è la rete che infrange le barriere nazionali ed internazionali e che crea eccellenza senza richiedere eccessive risorse.

Il concetto fondamentale che sta dietro Internet è quello di sistema di reti.

Inter-rete, reti che fanno sistema grazie ai gateway, le porte di interconnessione, di interfacciamento. La vera ricchezza delle reti è proprio questa: realizzano un sistema interconnesso di reti multimediali.

Creare nuove porte, nuovi gateway, è il vero arricchimento del nostro sistema pianeta. Gateway sono anche i porti e gli aeroporti che interconnettono ad esempio la rete stradale con quella di navigazione, nulla di nuovo sotto il sole: tutti possiamo intuire quanto una rete  relazionale o di comunicazioni acquisisca significato ed importanza perché dotata di gateway, di porte di interconnessione.

Territorio

Da sempre, da quando è nata la nostra civiltà, le infrastrutture di comunicazione si sono diffuse nel territorio, ora questo processo si sta intensificando grazie alla intermodalità e alla multimedialità che consentono di realizzare interrelazioni un tempo impensabili.

La rete stradale si è munita dapprima di segnaletiche, poi è stata elettrificata, ora viene sempre più integrata con le reti di comunicazione.
I nodi delle reti stradali, le città, sono da sempre nodi informativi, ove si raccolgono e si diffondono notizie, ove reti di relazioni si creano e si integrano con tutte le altre reti.

È evidente come Internet non sia nata negli anni 70 se non come entità tecnologica.
La rete è intrinsecamente collegata al territorio, da sempre lo modula e ridefinisce,  arricchendolo di nuovi significati.

Quello che i nuovi media portano nelle reti preesistenti è l’aumento della quantità di informazione disponibile e l’interoperabilità con i segnali delle nuove reti tecnologiche. Il territorio conseguentemente si arricchisce di informazioni e di nuove opportunità fornite dalle nuove interfacce, da cui si evince la reale necessità di un aumento progressivo della banda disponibile. Il “digital divide” è di fatto l’indicatore dell’arretratezza infrastrutturale e, di conseguenza, culturale di alcuni territori rispetto ad altri.

Le città che si stanno arricchendo delle nuove reti tecnologiche diventano smart cities, e tali sono proprio perché ricche di gateway di interconnessione con reti di tutti i tipi.

Qualche esempio?

  1. La rete delle relazioni commerciali che si interfaccia con la rete di Internet si arricchisce diventando e-commerce;
  2. La rete telefonica che dal mio cellulare si interconnette con le varie reti di Internet, con la rete satellitare, la rete dei punti wifi del territorio, crea nuovi contenuti: nasce la geolocalizzazione.
  3. La rete di e-commerce che si interconnette con il territorio, con le città, con i punti di presenza (POP) e si avvale della geolocalizzazione produce il geomarketing.
  4. Se aggiungiamo infine i dispositivi immersivi prodotti dalla realtà virtuale, giungiamo alla realtà aumentata, ove per realtà aumentata (cito wikipedia) si intende come l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi.


Mi piace a questo punto sintetizzare quanto detto con le seguenti espressioni:

reti  +  territorio  =  geolocalizzazione

geolocalizzazione + virtualità = realtà aumentata

Con questi strumenti potremo aprire le porte per realizzare una nuova società, più interconnessa, più consapevole delle proprie radici, perché capace di interagire con il proprio territorio, ove la comunicazione interpersonale sarà basata su principi etici e non solo di profitto, dove il valore del patrimonio intangibile delle persone e delle aziende potrà finalmente essere quantificato in termini di numero e qualità di relazioni, ossia in termini  di net reputation.

Per completezza riporto un video di youtube su un’ipotetica applicazione della realtà aumentata.

Per ora mi fermo qui anche se la materia merita di essere approfondita: spero di poterlo fare magari con il contributo della rete!

HGD

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L’effimero tecnologico

Recentemente ho partecipato ad un seminario che aveva per tema lo sviluppo delle applicazioni sugli smart phones, le cosiddette app.
Poiché la complessità della materia e l’impegno richiesto per affrontare questo settore sono davvero notevoli, in più momenti ho riflettuto sull’opportunità di impegnarmi seriamente nello studio di questa nuova tecnologia: più volte ho ripensato alle mie vicende nel mondo informatico, su quanti anni ho speso studiando tecniche successivamente abbandonate e quindi praticamente insignificanti dal punto di vista della conoscenza.

La domanda che mi pongo spesso di fronte a queste nuove sfide è abbastanza ovvia:
Quanto di queste nuove tecnologie è sostanziale? Ho valutato sinceramente se ne vale davvero la pena?
Questo modo di pensare è una mia caratteristica, fu la causa della migrazione del sottoscritto verso Linux nel lontano (?) 1999, ambiente in cui riscoprii con sommo piacere i principi e le nozioni dello UNIX che avevo studiato all’università di Padova. Devo dire che l’ambiente e la filosofia open source avevano un sapore “anarchico” in cui mi ci ritrovavo benissimo: divenni un estremista del pensiero open source, convinto di essere finalmente libero dalla colonizzazione della mente operata dal consumismo.

Successivamente ho realizzato che la battaglia non era affatto vinta, anzi, la sensazione che il sistema riuscisse comunque ad occupare ogni mia risorsa, sia fisica che mentale, mediante bisogni indotti, bisogni alimentati da altri bisogni, permaneva, anzi, diventava ogni giorno più fastidiosa.

Dai discorsi emersi durante il seminario ho intuito che molti partecipanti, forse perché stanchi come il sottoscritto di ripartire ogni volta da zero (o quasi) all’arrivo dell’ennesima nuova tecnologia di turno, avessero cominciato a riflettere e a porsi la mia stessa domanda: è proprio necessario tutto ciò? Ovvero: tra dieci anni queste cose esisteranno ancora?

(Ad essere sincero, vedendo l’età media dei miei colleghi, eravamo tutti sulla quarantina, mi è venuto il sospetto che … questa mia ritrosia sia una forma di senescenza mentale… chiuso l’inciso.)

Alla luce di queste considerazioni, mi viene in mente un’esperienza, per me paradigmatica, sul cattivo uso della tecnologia provocato dalle false illusioni prodotte da un marketing molto ben studiato e forse in mala fede.

Il kodak photo CD

Il "preservation disc"

Nel 1995 feci masterizzare una cinquantina di diapositive selezionate tra le mie preferite con tecnologia Kodak photo CD.

A parte la spesa non indifferente per il servizio svolto dal laboratorio, ero soddisfatto, sentivo di aver preservato dal degrado le mie preziose foto, di avere utilizzato una tecnologia sviluppata da chi di fotografia se ne intende, Kodak, per assicurare la conservazione delle mie immagini nel tempo e facilitarne la fruizione ottimale con gli strumenti digitali.

L’anno scorso, a distanza di circa 16 anni, in occasione di un lavoro grafico in 3D, mi ricordai che questo prezioso CD, conservato con tanta cura in una teca, conteneva delle foto di una spettacolare fioritura del mio glicine, foto risalenti al lontano 1982, perfette per il progetto 3D che stavo sviluppando…

Cosa successe?

Subito mi accorsi che non avevo alcun programma capace di importare il formato Kodak Photo CD, ne’ in ambiente Windows ne’ Linux ne’ Mac.
Poco male, abituato a situazioni simili, mi misi subito alla ricerca del tool su Internet e recuperai il convertitore; ciò nonostante non fu possibile alcuna conversione, dal momento che il caro, carissimo, dorato photo CD risultava praticamente illeggibile, il suo substrato contenente i miei preziosi dati si era semplicemente dissolto assieme alle mie immagini!

Il colmo dell’ironia è che qualche mese dopo ritrovai in un cassetto le originali diapositive del 1982, perfettamente ben conservate!

La tecnologia Kodak Photo CD si è dimostrata effimera ed inutile.

Questa esperienza è un paradigma che dovrebbe quantomeno far riflettere sulla effettiva necessità di investire le nostre risorse in nuove tecnologie sulla base del mero istinto di ricerca del “nuovo”, istinto pilotato ad arte dai signori del marketing. Domandiamoci onestamente: quante volte ricorriamo alle tecnologie solo perché esistono?

Tornando alla tecnologia degli smartphone, sono convinto che non si tratti solo di tecnologia effimera, ci sono molte componenti sostanziali che meritano lo sforzo richiesto; vale comunque la pena di stare sempre all’erta e di non buttarsi a capofitto sulle nuove sfide tecnologiche senza un minimo di valutazione o di discernimento, forse l’unica cosa positiva che mi è rimasta dopo tutti questi anni di vita informatica.

HGD

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Ricordi

Natale 2011

Voglio approfittare di questi momenti per rivivere con un po’ di nostalgia alcuni frammenti che ho ritrovato nei miei archivi, parlo di alcune immagini di Annalisa Scarpa, immagini che hanno connotato l’inizio dell’avventura di Kromeidon.

Tavolozza

Tavolozza è stato uno dei primi lavori con tecnica ibrida: disegno a matita su foglio, scansione e quindi coloritura con il photoshop.
Se non erro, questa prima immagine risale al 1994. A quel tempo in Kromeidon c’erano solo 2 pc , 1 con MS DOS 6.2 e relativo windows 3.1 ed il mio con il DR DOS (un sistema alternativo compatibile con il DOS della microsoft, ma decisamente più stabile).
Il mio pc era un 386 e aveva 2 Mb e 70 Giga sul’hard disk e si chiamava Ercole, deputato alla programmazione in c++.
Il 486 di Annalisa, Artemide, aveva già 16 mega di Ram e 400 mega di disco, deputato allo sviluppo delle animazioni per lo più con Autodesk Animator Pro.

 

Nel 1996, quando arrivò windows 95, i calcolatori erano già tre, ed erano collegati in rete locale mediante cavo coassiale ed i pc potevano già trasferire i dati tra di loro alla “folle” velocità di 10 megabit/secondo grazie ad Ethernet e al protocollo NetBeui.

La siesta

Questo è il primo dei lavori di Annalisa Scarpa che Kromeidon presentò al concorso Bit Movie di Riccione nell’Aprile del 1996.
Fummo premiati ottenendo il premio speciale della giuria, ci regalarono 1 anno di abbonamento a MC-Microcomputer e la suite grafica Corel Draw 6, che da allora divenne il nostro cavallo di battaglia (nel bene e nel male).

fondale per una animazione

Avventura nella Jungla

La stanza vuota

La stanza vuota è il lavoro che più mi piace tra i tre, forse perché più vicino alla poesia di Annalisa, svelando il suo stile “intimistico” e la sua genuinità espressiva. All’epoca la giuria fu colpita per la capacità di Annalisa di esprimersi utilizzando i colori. Temo che i lavori originali (Tiff) siano smarriti, dobbiamo accontentarci di queste copie ridimensionate e cromaticamente compresse del mio archivio.

Fontana

Nel 1997 affrontammo Creativa 97 di Faenza, ove ottenemmo il secondo posto, ed il concorso immaginando di Grosseto ove fummo finalisti.

Quello che rimane

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Traiettorie

Introduciamo la nuova stagione del blog Eventi Kromeidon.

Abbiamo deciso di chiamarla “Traiettorie”, ideale prosecuzione di “Tracciati”, pensando di seguire il solco della sperimentazione di “Tracciati” individuando appunto nuove traiettorie della comunicazione multimediale artistica (e non solo).

Traiettorie si declinerà in una serie di progetti, articoli, mirati a raccogliere il frutto delle vicende e delle sperimentazioni tecnico-artistiche che stiamo affrontando in Kromeidon.

Come primo evento, molto più prosaico e meno artistico della nostra esperienza con Palazzo Goldoni, ma assolutamente attuale e di interesse generale,  segnaliamo la conferenza sull’e-commerce che si terrà Lunedì 14 Novembre Presso l’Ascom di Castelfranco.

Rimaniamo connessi…

 

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Concerto “le Insolite Note”

Programma concerto di chiusura Tracciati

Mercoledì 13/07/2011 ore 21:30 – Palazzo Goldoni, Chioggia

Le Insolite Note

B. Chilcott                               Kirye.
K. Jenkins:                               Adiemus
S. Secunda                                Bei Mir
A. Piazzolla:                             Adios Nonino
J. Tailor & G. Davis:                     The boy from New York City
J. Lennon & P. McCartney:                 Yesterday
P. Ballard:                               Mister Sandman
B. Oakland                                Java jive
B. Chilcott                               Can You hear me
C. Fox:                                   Killing me Softly
D. A. Stewart & A A. Lennox:              Sweet Dreams
J. Lennon & P. McCartney:                 Because
AA. VV.                                   Italian Medley
Dirige M° Angelo Fabbris

 

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Tracciati: stiamo per iniziare

Gli ultimi preparativi sono ormai ultimati, stiamo facendo alcuni test di comunicazione.

Abbiamo preparato una pagina di questo Blog dove riassumiamo tutti i riferimenti alle persone, agli enti e agli sponsor, nonché il link al catalogo da scaricare.

La tensione è altissima, le aspettative sono davvero molte, siamo tutti fiduciosi nella qualità delle collaborazioni e nel valore dei vari artisti ed interpreti che si avvicenderanno nei giorni di apertura di questa mostra.

 
La trasmissione degli eventi avverrà mediante semplice webcam: nessuna regia; audio e video saranno di qualità amatoriale.
Questo evento è per noi una opportunità per attirare interesse su ciò che facciamo e di testare strumenti di live boadcasing gratuiti disponibili sulla rete.

Ringraziamo per ogni suggerimento e feed-back che ci perverrà tramite questo sito o tramite il modulo contatti sul sito ufficiale di Kromeidon

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Tracciati – mostra d’arte internazionale

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Dal 9 al 13 Luglio 2011 si terrà a Chioggia presso Palazzo Goldoni l’esposizione d’arte TRACCIATI Orari d’apertura: tutti i giorni dalle 21.00 alle 24.00. Ingresso libero Esporranno i seguenti artisti: Annalisa Scarpa Adriana Danila La Mantia Francesca Cinquegrana Linda … Continue reading

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Nuova galleria

Iniziamo la sperimentazione del nuovo blog Caverna con la presentazione dell’ultimo lavoro di Annalisa.

Una Sirena della Laguna

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La vera semplificazione

Premetto che parlo da profano.
Quanto segue è frutto di semplici ma non banali considerazioni.

Sono certo che nessun ragazzo che abbia solo la preparazione della scuola dell’obbligo sia capace di comprendere le leggi italiane.

Ho pure il sospetto che neppure laureati iperspecializzati nel settore le capiscano completamente.
A causa di tale complessità i tecnici della legge, che già Manzoni aveva chiamato azzeccagarbugli, si arricchiscono, giustamente, sottraendo risorse alla società.

A mio avviso tutto ciò è alla base dei veri problemi dell’Italia.

La vera semplificazione, ciò di cui ha realmente bisogno l’Italia, è tutta qui: riscrivere le leggi in modo che risultino realmente comprensibili, solo così saremo (abbastanza) uguali di fronte alla legge, solo così si potrà e si dovrà pretendere la conoscenza delle leggi da parte di tutti i cittadini.

Legge semplice significa processi veloci, certezza della pena, meno interpretazioni assurde, costi ridotti per lo stato e per il cittadino.

Provocazione: se proprio non sappiamo riscrivere il nostro sistema di leggi… copiamolo da altri!

Che ne pensate? Sono solo chiacchere da bar? Può darsi, ma intanto lasciatemi esternare quanto penso, spero di non violare nessuna legge… o no?

Ho molto altro da dire a questo proposito, per ora mi fermo qui.

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