Testo utilizzato per la conferenza AIEU in diretta con l’Università Federale del Paranà (Brasile) tenutasi Sabato 5 Maggio 2012 dal titolo: ”SCENARI DI ECONOMIA TERRITORIALE“
Non voglio qui parlare di tecnologie o di applicazioni più o meno avanzate fini a se stesse, desidero sospendere per un attimo la mia veste di tecnico sistemista per fare alcune considerazioni e giungere in qualche modo ad una sintesi tratta da semplici considerazioni e dalla mia esperienza lavorativa.
Ho vissuto la rivoluzione dell’informatica personale sin dal 1980, sin dai primi home computer, a tutt’oggi questa rivoluzione tecnologica sembra non voler finire, anzi, il ritmo delle novità cresce costantemente, rasentando sempre più il parossismo. Questo processo è stato affiancato da una progressiva e sempre più invasiva globalizzazione, mercificazione del territorio, della cultura e del pensiero: siamo cambiati moltissimo, il nostro ambiente è cambiato, in questi anni abbiamo guadagnato enormi opportunità di comunicazione grazie ai media e alla rete, possibilità pressoché illimitate di accedere alla conoscenza globale, ma abbiamo anche perso qualcosa.
L’ecosistema è di fatto più povero e precario, sempre meno sostenibile. Le nuove generazioni, sovraccariche di stimoli e segnali, disperse nella rete, nelle chat, nei mille rutilanti colori dei centri commerciali, spesso perdono di vista le radici culturali ed il contatto con la cultura umanistica, sempre più trascurata in favore di un acculturamento tecnologico-informatico che di fatto favorisce, forse non a caso, il consumo di beni e servizi spesso voluttuari.
Questo è il nostro mondo ora, il mondo di oggi, con le sue luci ed ombre, opportunità e precarietà, dobbiamo esserne consapevoli; è da qui che dobbiamo partire, essere consci di quello che abbiamo ottenuto e di quello che abbiamo perso, cercando di individuare nuove traiettorie, strategie, opportunità che migliorino la qualità della nostra esistenza con un rinnovato senso di eticità laica, insieme di paradigmi e pratiche finalizzato a costruire un ecosistema sostenibile e realmente favorevole all’umanità.
Per fare ciò occorre una evoluzione, una rivoluzione culturale, un cambio di rotta necessario per gestire sistemi decisamente più complessi di un tempo, per il semplice fatto che ora le risorse disponibili, limitate, debbono essere spartite razionalmente tra almeno otto miliardi di persone.
È evidente che la consapevolezza del nostro mondo quale sistema fortemente interconnesso ed interdipendente sia fondamentale per avere una chiave di lettura di quanto accade; è altrettanto evidente che tale conoscenza debba essere costantemente aggiornata e condivisa: è a questo punto che entrano in ballo le nuove tecnologie informatiche. Tali tecnologie possono, anzi devono, diventare opportunità per la costruzione di una nuova dimensione esistenziale e relazionale tra persone e aggregazioni strutturate a vari livelli come aziende, associazioni, enti, stati.
Parlerò di media (al singolare: medium o canale), virtualità, reti, territorio, con le relative realizzazioni di geolocalizzazione, conoscenza condivisa, realtà aumentata, a mio avviso i concetti fondamentali da cui derivare la nostra sintesi.
Media
O “canali”. La teoria dell’informazione parte dalla definizione di canale.Il sistema di comunicazione di base è costituito da:
- sorgente, entità che genera l’informazione,
- canale, mezzo (medium) attraverso il quale l’informazione si propaga,
- destinatario, entità che riceve l’informazione.
Per definizione una comunicazione multimediale è ottenuta sfruttando più canali (media) contemporaneamente. Il canale è l’intelaiatura su cui costruiamo qualsiasi tipo di rete.
Al giorno d’oggi è normale vedere persone che camminano per strada parlando e gesticolando, sappiamo che stanno telefonando: sono al contempo sorgenti e destinatari di un flusso di dati veicolati dal canale radiotelefonico; in altri tempi, anche solo trent’anni fa, personaggi del genere sarebbero stati considerati pazzi.
La multimedialità ha aperto le porte alla virtualità, sia in termini di immersione che di controllo a distanza. L’efficacia e l’efficienza della comunicazione dipendono in larga parte dalla capacità del canale, dall’affidabilità, dalla latenza nella trasmissione e da altri parametri quali il rumore, che però non ci interessano ai fini di questa disamina.
Canale è l’aria che trasporta la mia voce, canale è anche una chiavetta USB consegnata all’amico, una lettera cartacea con tanto di busta affidata al postino… anche il piccione viaggiatore è contemplato tra i media, o il ragazzetto con la moto che trasporta il CD masterizzato attraverso la jungla vietnamita, storie di pratiche comunicative che ci raccontano quanto sia radicata nell’essere umano l’esigenza di trasmettere informazioni.
Dall’esperienza emerge che quello che conta è la quantità di banda disponibile, banda che si misura in bit/secondo (e relativi multipli), che deve essere più ampia possibile.
La larga banda oggi consente di ridurre i costi di trasmissione e di arricchire i canali di contenuti audio/video, i pochi Kilobyte al secondo degli anni 90 ora sono diventati Megabyte, presto diverranno Terabyte, Esabyte…
Serve davvero tutta questa banda? In molti casi è sicuramente sprecata, ma l’evoluzione tecnologica dimostra che alla crescita della banda disponibile corrispondono miglioramenti ed arricchimento dei contenuti trasmissibili con un conseguente aumento della globalizzazione (si può misurare quest’ultimo fattore?) del tessuto sociale.
Virtualità
È un termine per il quale gli sviluppi tecnologici hanno portato ad interessanti riletture, personalmente sono giunto a definirla come la facoltà di astrarre il significante dal suo contesto.
La virtualità vive nella nostra mente, anzi, ne è un meccanismo fondamentale che si attiva quando leggiamo un libro, ascoltiamo una storia, immaginiamo o fantastichiamo.
Quando osserviamo la nostra immagine riflessa sullo specchio e comprendiamo che è un’immagine e non un’altra persona, abbiamo usato la facoltà di astrarre la nostra immagine dandogli un nuovo significato: ecco la riflessione, la lingua stessa ci viene incontro, il riflesso e la riflessione sono processi che aprono le porte alla virtualità.
Le tecnologie semplicemente forniscono un supporto che amplifica questa esperienza, che comunque viene originata da un processo comunicativo; se poi questa comunicazione diventa multimediale, grazie anche ai meccanismi sinestetici, l’efficacia e l’efficienza della comunicazione viene moltiplicata favorendo l’immersività.
Recentemente la virtualità è stata estesa alle tecnologie: abbiamo virtualizzato i calcolatori, le reti, abbiamo creato i cluster di elaboratori, è nato il cloud computing: la rilettura virtuale dei contenuti e delle tecnologie crea nuove traiettorie e nuove possibilità un tempo impensabili.
Ora la mia scrivania è virtuale, il mio calcolatore personale è smaterializzato, lo ritrovo ovunque ci sia un punto d’accesso alle reti, non mi interessa sapere dove sia fisicamente, quello che conta è la possibilità di interagire con i miei contenuti, indipendentemente da quale sia la loro forma, luogo o stato di archiviazione. La virtualizzazione di fatto apre immense possibilità ma anche alcuni rischi di cui occorre tener conto, quali la tutela della privacy e la riservatezza dei propri dati.
Rete
La rete è la risorsa primaria su cui costruire il nostro futuro.
Come concetto astratto è un oggetto della topologia matematica, materia ove troviamo anche i concetti di nodo, arco, foglia, albero, grafo, tutto sommato abbastanza intuitivi, ma fondamentali per chi progetta e gestisce le reti di qualsiasi natura.
“Rete” non è solo Internet. Conosciamo anche la rete elettrica, la rete telefonica, la rete autostradale; ci sono reti di contatti, di amici… fare rete è un modo di pensare, una attitudine che dobbiamo interiorizzare e che si realizza mediante le relazioni interpersonali favorite dalle moderne tecnologie.
Nel bene e nel male la globalizzazione è il frutto delle reti ed è di questo che noi dobbiamo parlare, dobbiamo prendere coscienza di come gestire i nostri rapporti, la nostra identità, la nostra reputazione in una rete di molti miliardi di soggetti.
È inevitabile, la globalizzazione è un fatto, non è un’opzione, ignorarla o rifiutarla è solo un grosso errore.
In informatica la rete è un oggetto molto complesso, di solito la si studia a partire da un modello teorico a sette strati (ISO OSI per i tecnici come il sottoscritto); si va dalle reti elettriche fatte da fili, alle reti di trasmissione dati di vario tipo e complessità che gestiscono instradamenti di pacchetti di dati su sottoreti eterogenee, per giungere alle reti semantiche e alle reti di relazioni, ma già qui abbiamo superato il modello informatico (e la pazienza di molti lettori).
Per semplificare, spero di non banalizzare troppo, divido le reti in due gruppi:
A) reti di comunicazione
B) reti relazionali.
Nelle pratiche comunicative coesistono sempre più tipi di reti, caratterizzate dal tipo (A o B) e dal medium utilizzato per realizzarle.
Ad esempio il mio cellulare è nodo di alcune reti, tra le quali:
- la rete telefonica,
- la rete web su protocollo http,
- la rete TCP/IP, che incidentalmente funge da supporto per la comunicazione con protocollo http,
- la rete wireless,
queste reti sono di tipo A, ossia reti di comunicazione, ove il medium è costituito dalle onde elettromagnetiche o da altri protocolli che a loro volte le utilizzano. (Un protocollo spesso è a sua volta un canale su cui transitano altri protocolli di livello superiore.)
Il sottoscritto, come del resto tutto il genere umano, fa parte sin dalla nascita di reti di tipo B, reti relazionali che si realizzano per lo più senza medium tecnologico (reti di amici, parenti o relazioni professionali), anche se sempre più spesso queste reti relazionali vengono veicolate da un medium tecnologico, ad esempio il cellulare.
In quest’ultimo caso di reti relazionali con supporto tecnologico, le possibilità di produrre e fruire di contenuti si moltiplicano a dismisura: abbiamo quindi i social Network, declinati in tutte le loro realizzazioni, ma non dobbiamo dimenticare le più semplici e tradizionali reti di collaborazione che si sono formate sin dalla nascita di Internet.
Chi si ricorda di Usenet? o di Fidonet con i mitici modem a 300 Baud? Anni eroici, parlo dei primordi delle reti, i mitici anni 80, e sicuramente anche prima, purtroppo sono troppo “giovane” per aver vissuto l’alba di Internet!
Erano reti relazionali basate su tecnologie trasmissive assolutamente efficaci, seppur arcaiche.
Immagino sia nota l’epopea di Linux, un sistema operativo libero, patrimonio dell’UNESCO e quindi di tutti noi, nato dalla rete, dalla bravura e dalla abnegazione di persone spesso fisicamente distanti tra di loro, che magari non si sono mai incontrate in tutta la vita. Tale processo comunicativo ha creato un nuovo modo di lavorare e fare business basato sulla libera circolazione e sulla condivisione delle idee: l’Open Source.
Ci tengo a precisare che Open Source, seppur nato dalle reti informatiche, è un modello adatto a tutti si settori dello scibile e dell’arte, ove si accetti la rete come ecosistema fondamentale per le relazioni.
Anche le aziende possono entrare in rete, anzi, dovrebbero.
Le aziende che accettano di interagire condividendo contenuti e conoscenze sono necessariamente etiche perché consapevoli dell’importanza dell’ecosistema di cui fanno parte, a cui sanno di dover mettere a disposizione in varie forme il patrimonio intangibile che hanno costituito.
Questo modo di fare rete produce la globalizzazione che ci piace, è la rete che infrange le barriere nazionali ed internazionali e che crea eccellenza senza richiedere eccessive risorse.
Il concetto fondamentale che sta dietro Internet è quello di sistema di reti.
Inter-rete, reti che fanno sistema grazie ai gateway, le porte di interconnessione, di interfacciamento. La vera ricchezza delle reti è proprio questa: realizzano un sistema interconnesso di reti multimediali.
Creare nuove porte, nuovi gateway, è il vero arricchimento del nostro sistema pianeta. Gateway sono anche i porti e gli aeroporti che interconnettono ad esempio la rete stradale con quella di navigazione, nulla di nuovo sotto il sole: tutti possiamo intuire quanto una rete relazionale o di comunicazioni acquisisca significato ed importanza perché dotata di gateway, di porte di interconnessione.
Territorio
Da sempre, da quando è nata la nostra civiltà, le infrastrutture di comunicazione si sono diffuse nel territorio, ora questo processo si sta intensificando grazie alla intermodalità e alla multimedialità che consentono di realizzare interrelazioni un tempo impensabili.
La rete stradale si è munita dapprima di segnaletiche, poi è stata elettrificata, ora viene sempre più integrata con le reti di comunicazione.
I nodi delle reti stradali, le città, sono da sempre nodi informativi, ove si raccolgono e si diffondono notizie, ove reti di relazioni si creano e si integrano con tutte le altre reti.
È evidente come Internet non sia nata negli anni 70 se non come entità tecnologica.
La rete è intrinsecamente collegata al territorio, da sempre lo modula e ridefinisce, arricchendolo di nuovi significati.
Quello che i nuovi media portano nelle reti preesistenti è l’aumento della quantità di informazione disponibile e l’interoperabilità con i segnali delle nuove reti tecnologiche. Il territorio conseguentemente si arricchisce di informazioni e di nuove opportunità fornite dalle nuove interfacce, da cui si evince la reale necessità di un aumento progressivo della banda disponibile. Il “digital divide” è di fatto l’indicatore dell’arretratezza infrastrutturale e, di conseguenza, culturale di alcuni territori rispetto ad altri.
Le città che si stanno arricchendo delle nuove reti tecnologiche diventano smart cities, e tali sono proprio perché ricche di gateway di interconnessione con reti di tutti i tipi.
Qualche esempio?
- La rete delle relazioni commerciali che si interfaccia con la rete di Internet si arricchisce diventando e-commerce;
- La rete telefonica che dal mio cellulare si interconnette con le varie reti di Internet, con la rete satellitare, la rete dei punti wifi del territorio, crea nuovi contenuti: nasce la geolocalizzazione.
- La rete di e-commerce che si interconnette con il territorio, con le città, con i punti di presenza (POP) e si avvale della geolocalizzazione produce il geomarketing.
- Se aggiungiamo infine i dispositivi immersivi prodotti dalla realtà virtuale, giungiamo alla realtà aumentata, ove per realtà aumentata (cito wikipedia) si intende come l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi.
Mi piace a questo punto sintetizzare quanto detto con le seguenti espressioni:
reti + territorio = geolocalizzazione
geolocalizzazione + virtualità = realtà aumentata
Con questi strumenti potremo aprire le porte per realizzare una nuova società, più interconnessa, più consapevole delle proprie radici, perché capace di interagire con il proprio territorio, ove la comunicazione interpersonale sarà basata su principi etici e non solo di profitto, dove il valore del patrimonio intangibile delle persone e delle aziende potrà finalmente essere quantificato in termini di numero e qualità di relazioni, ossia in termini di net reputation.
Per completezza riporto un video di youtube su un’ipotetica applicazione della realtà aumentata.
Per ora mi fermo qui anche se la materia merita di essere approfondita: spero di poterlo fare magari con il contributo della rete!
HGD








